Prima novità dell'anno nuovo: il mio primo romanzo su una mia scoperta che rivoluzionerà il modo di leggere la Divina Commedia.
Sotto, tutte le notizie e anticipazioni. Anche sul programma, ovviamente!
Buona lettura a tutti!

Il campo magnetico terrestre: l'ESA ne rileva un forte indebolimento.

Nonostante le perplessità rivolte ai commenti di molti studiosi che in questi anni sono stati ritenuti "complottisti" e "sognatori", è notizia di questi giorni che l'ESA (l'Ente Spaziale Europea) attraverso i suoi tre satelliti Swarn ha registrato che il campo magnetico della Terra, negli ultimi 6 mesi, soprattutto, si sta indebolendo a ritmi mai registrati prima. Ben 10 volte più rapidamente.
Il campo magnetico si trova a 600.000 km dalla superficie del nostro pianeta e la protegge dalle radiazioni solari, filtrando i raggi della stella intorno a cui ruotano i pianeti del nostro sistema solare e che ci giungono sotto forma ci venti solari. Il campo magnetico deriva dalla natura stessa della Terra che al suo centro avrebbe un nucleo di metallo, circondato da metalli fusi che, nella rotazione del pianeta intorno al proprio asse, li farebbe ribollire generando così il campo magnetico. Se però una zona dell'area dei metalli fusi rallenta, o la sua temperatura si abbassa, allora, nella parte corrispondente del pianeta si verifica un indebolimento proporzionale del campo magnetico ad essa relativo.
L'indebolimento che è stato registrato riguarda in particolare l'emisfero occidentale, mentre nell'Oceano Indiano si sarebbe notato un rafforzamento del campo magnetico medesimo.
Gli astronomi e gli astrofisici non hanno ancora fornito una risposta univoca. Si pensa che, forse, il problema sia dovuto all'inversione che è in atto dei poli magnetici (Rune Floberghagen, ESA), e che sta comportando uno spostamento del Nord magnetico in Siberia, come è stato registrato in quest'ultimo periodo.
L'inversione dei poli magnetici non è certamente una novità; si verifica ogni 100.000 anni circa, e quindi la Terra, che ha circa 4,57 miliardi di anni di età, ne ha già viste 45.000. A differenza del passato, però, in cui la velocità dello spostamento dei poli avveniva di circa il 5% ogni secolo, adesso la stessa percentuale si è distribuita su appena un decennio. Il che comporta un aumento, come già detto, di ben 10 volte il tempo ritenuto "standard".
Non possiamo dire molto di più sul tema, restando in attesa di ulteriori sviluppi, ma solo che la cosa sta effettivamente avvenendo e che, insieme, siamo soddisfatti di appurare come verità che si credono ferme e assolutamente certe siano, in realtà, più ipotesi che altro. Ancora non conosciamo granché della Terra e di come essa funzioni, questa è la verità. C'è chi ipotizza che il suo nucleo sia vuoto, chi ritiene che vi sia lava bollente, chi metallo fuso (come detto sopra) e chi, invece, ritiene che esso ospiti un piccolo buco nero (argomento, questo, insieme a una ricerca relativa riguardo la Luna, di cui tratteremo tra pochi giorni).
Tuttavia, ci sentiamo di dire che dovremmo avere più cura della nostra casa. Della nostra Madre. Della nostra Terra. Perché, come possiamo verificare, se la indeboliamo (anche con strani esperimenti nel suo sottosuolo) potremmo comportare un indebolimento di quelle sue stesse difese che, come sappiamo, ma cui pensiamo molto poco, implicano sconvolgimenti che andrebbero a coinvolgere tutti noi. In tutto.

Le immagini appartengono ai rispettivi proprietari.
Fonte: yahoo.com

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La storia nascosta della razza umana

Condividiamo con piacere, e spirito entusiasta, un video che abbiamo scovato su Youtube e che siamo certi vi insinuerà quel dubbio su un tema che ormai, almeno per noi, è "certezza". Abbiamo spesso parlato di Oopart e argomenti simili su questo blog, ma questo splendido documento non solo ne espone le molte e complesse problematiche, ma fa capire come l'intera storia del nostro passato non solo sia ancora da scoprire, ma anche differente (quasi in toto) da quanto (poco) di lei sappiamo. Basterebbe esporre solo alcuni di questi elementi per far vacillare tutto, lo vedrete, ma qui ne vengono riportati abbastanza da far collassare ogni altra ipotesi e aprire a scenari incredibili che non possono non spingerci a cercare di capire cosa sia successo sul nostro pianeta tra i 10 e i 14000 anni fa e anche a domandarci chi erano, veramente, i nostri avi...

Certamente, qualcuno di più evoluto di quanto non siamo neanche noi e, come vedrete, qualcosa di cui parlano anche il romanzo "L'oro di Dante" di Filippo Martelli e il saggio "L>a Via di Dante" di Giuliano Di Benedetti.

A voi il giudizio



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297 anni indietro nel futuro

Il tempo è un'illusione, diceva Einstein. Non esiste che lo Spazio in una dimensione di moto che, causa la relatività dello svolgersi delle azioni dal nostro punto di vista, o da quello di un esterno, ci illude che esista un prima, un adesso e un dopo. E tutto questo prende il nome di "Spazio-tempo". L'argomento su cui stanno studiando i ricercatori ed i fisici delle più alte università di tutto il mondo è ben lungi dall'essere risolto, ma ne esiste uno più "semplice" che, per quanto sia dissociato dalla fisica (almeno in parte) è connesso proprio alla tematica del tempo e ai misteri che gli si associano.
La cosa viene definita: "Teoria del tempo fantasma".
Non si tratta di niente di paranormale o difficilmente comprensibile, ma di uno studio che, numerosi ricercatori e professori universitari, stanno approfondendo per chiarire una discrepanza temporale, un canyon, di ben 297 anni.
Il motivo è presto detto e, insieme, difficilmente credibile a primo impatto: gli anni trascorsi tra il 614 e il 911 compresi, cioè in piena epoca medievale, non sarebbero mai esistiti.
La cosiddetta ipotesi del Tempo Fantasma è stata formulata da tre studiosi in tempi diversi: Hans-Ulrich Niemitz (ex direttore del Centro di Storia e Tecnologia di Berlino, 1946-2010), Heribert Illig (storico tedesco) e Anatolij Timofeevic Fomenko (matematico, fisico e professore dell'Università statale di Mosca.

Tutto cominciò da Ulrich

Il primo ricercatore che formulò l'ipotesi del Tempo Fantasma fu Hans-Ulrich Niemitz che nel suo articolo "The Phantom Time Hypothesis" espose tre tesi fondamentali: 1) Centinaia di anni fa, il nostro calendario fu manipolando aggiungendovi 297 anni che non si sono mai verificati; 2) Ora ci troviamo in un anno che è 297 anni più avanti di quello che dovrebbe essere; 3) Chi ha elaborato queste ipotesi non è un eccentrico.
Vista così, l'ipotesi potrebbe apparire qualcosa di deliberatamente creato ad arte per far parlare di sé. Ma andiamo con ordine.
I ricercatori si sono occupati dello studio di numerosi documenti risalenti al periodo suddetto che non sarebbero altro che dei falsi. In poche parole, nel Medievo sarebbe stati creati numerosi documenti che riportavano eventi e racconti che venivano datati centinaia di anni prima e che, così, sarebbero entrati in contrasto con la storiografia ufficiale fino non solo a farne parte, ma anche e, soprattutto, a condizionare il conteggio cronologico successivo.
Questo fu il tema di un convegno internazionale che si svolse nel 1986 a Monaco e che espose, nel suo intervento, il presidente della Monumenta Germanie Historica: Horst Fuhrmann.
Heribert Illig si interessò subito al tema e si chiese per quale motivo sarebbero stati creati così tanti falsi e per quale motivo. Illig approfondì allora il tema delle fonti documentali ed analizzò migliaia di testi, tra i quali i cosiddetti "falsi", fino a quando, assieme ai suoi collaboratori, non giunse allo studio della nascita e dell'introduzione del Calendario Gregoriano nel 1582 (per opera di papa Gregorio XIII) e che ancora oggi utilizziamo.

La svolta?

Il calendario gregoriano fu creato ed introdotto per soppiantare il calendario giuliano, che risaliva al 45 a.C., per correggere una differenza di dieci giorni che andavano ad accumularsi a causa di un errore di calcolo astronomico che faceva durare 10,8 minuti in più un anno calcolato con il calendario Giuliano.
Tuttavia, per Illig i dieci giorni in più si sarebbero accumulati solo a partire dal 1257 e nel XVI secolo si sarebbe deciso di riconsiderare tutto basandosi sul nuovo e corretto calcolo (calendario gregoriano) andando alla ricerca di tutti i fatti risaliti prima di quell'anno, tra i quali sarebbero finiti anche i "famosi" 297 anni in più.
Una delle considerazioni più forti di Illig, in relazione al suo studio, sarebbe che la dinastia carolingia non sarebbe mai esistita, ma che si tratterebbe solo di un mito medievale. E così, ovviamente, Carlo Magno.

Una follia?

Heriber Illig conitnuò a studiare i documenti in suo possesso e quindi spostò la propria attenzione sui reperti fisici che sarebbero risalenti a quel periodo. E, effettivamente, i ricercatori confermarono che di oggetti, ma anche costruzioni, databili tra il 614 e il 911 d..C., ce ne sono ben pochi.
Gli altri studiosi hanno però ribattuto alle ipotesi di Illig con gli studi astronimici e la concordanza di questi con il passaggio di corpi celesti come la Cometa di Halley.
Inoltre, per quanto riguarda l'introduzione del calendario Gregoriano c'è da dire che l'intento vero e consatato era quello di portare il calendario giuliano in linea a quello che risaliva al 325 d.C. (anno del Consiglio di Nicea in cui si stabilì la data della domenica di Pasqua fissando l'equinozio di primavera al 20 marzo del calendario giuliano), e non al 45 a.C.
I tre secoli reclamati da Illig, allora, non sarebbero altro che quelli trascorsi tra il 45 a.C. e il Concilio di Nicea.

Tutto riaperto

Per quanto, tuttavia, la storiografia ufficiale difenda il calcolo nominale che dice che adesso ci troviamo nel III secolo d.C., altri ricercatori hanno riaperto il dibattito intorno al Tempo Fantasma.
Il matematico Anatolij Timofeevic ha elaborato una teoria del tutto simile a quella di Illig e Niemitz, ma indipendente.

La Nuova Cronologia

Timofeevic è l'autore della cosidetta Nuova Cronologia, una teoria per la quale i fatti avvenuti nella storia si sarebbero verificati in tempi cronologicamente diversi da quelli a noi conosciuti. La teoria di Timofeevic afferma che la cronologia tradizionale consista in quattro copie della "vera" cronologia (i fatti effettivamente accaduti) che si sovrappongono, spostate indietro nel tempo di intervalli significativi (da 300 a 2000 anni) con alcune revisioni.
Per cui tutti i personaggi di cui si sente parlare, o si legge, risalenti a prima dell'XI secolo, sarebbero irreali, fittizzi, o "immagini riflesse fantasma" di eventi o personaggi medievali, trasporatit da errori intenzionali o da errate datazioni accidentali di documenti storici.
La Nuova Cronologia è così più corta, molto più corta, di quella convenzionale. L'Antico Egitto, la Gregia antica e la storia romana sarebbero comprese tutte nel Medioevo e l'Alto Medioevo viene eliminato.
Secondo Fomenko, altro ricercatore, la storia che conosciamo dell'umanità sembrerebbe risalire all'800, visto che degli eventi che si sarebbero verificati tra l'800 e il 1000 non esisterebbe quasi nessuna informazione attendibilie.

Qual è la verità?

Nessuno lo sa ancora. Nessuno. E forse per molto altro tempo sarà così. Per quanto in molti contestino sia l'ipotesi del Tempo Fantasma che la Nuova Cronologia, infatti, sono ben pochi ad aver fornito spiegazioni a supporto delle loro critiche; la maggior parte dei commenti sono solo critiche indignate prive però di
spiegazioni.
Forse è ancora lontana una soluzione che aiuti a comprendere se sia vero o meno che esistano nella nostra cronologia degli eventi che non si sono mai verificati e 297 anni in più nel nostro calendario. Per adesso, però, sappiamo solo che la comunità scientifica è divisa e che, semmai fosse vera l'ipotesi del Tempo Fantasma, ci troveremmo di fronte ad una delle più grandi manipolazioni della storia che si siano mai viste, o sentite. E che molto di quello che sappiamo dovrebbe essere riscritto.

Fonte documentale per la stesura dell'articolo: www.ilnavigatorecurioso.it

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Ecco come gli Egizi costruirono le piramidi. L'ultima ipotesi degli studiosi.

Sulle piramidi d'Egitto, opere d'ingegneria antiche di cinquemila anni che ancora lasciano stupefatti e affascinati, si è detto e si continua a dire molto. Moltissimo.
Dalle ipotesi 'aliene' a quelle degli schiavi, passando per l'intuizione del grande studioso Robert Bauval, che ha scoperto, ormai da oltre un ventennio, un legame tra le piramidi della Piana di Giza e la Sfinge con le stelle della Cintura d'Orione. Ma se per quello che concerne la costruzione si è appurato che non erano gli schiavi ad edificarle, mentre si trattava di operai specializzati coadiuvati da lavoratori (quello sì) sottopagati che erano spinti a fare il lavoro di forza, ci si è sempre domandati come abbiano potuto spostare i blocchi pesanti tonnellate e ad incastrarli con una simile perfezione.
Gli studiosi del Fom (Fondazione per la ricerca fondamentale sulla materia) dell'Università di Amsterdam hanno realizzato una ricerca pubblicata in aprile sulla rivista Physical Reviews Letters, con cui hanno ipotizzato che i blocchi di granito, una volta estratti dalla cava e lavorati, siano stati dislocati e condotti nelle apposite ubicazioni riducendo l'attrito sulla sabbia. Cioè il coefficiente di frizione statica.
In che modo? Questo punto è l'interrogativo che attanaglia gli studiosi da sempre. E nel caso di quest'ultima ricerca, la soluzione ipotizzata è allo stesso tempo semplice e anche altamente lineare.
L'acqua.
Spruzzando infatti un po' d'acqua (non troppa) sulla sabbia su cui sarebbe poi trascinato il blocco, questo avrebbe permesso di ridurre di oltre il 50% il coefficiente di attrito del terreno. Inumidita, la superficie di scorrimento sarebbe stata più 'liscia' e avrebbe consentito, soprattutto, di evitare l'accumulo di sabbia di fronte al granito. Questo sarebbe stato l'ostacolo principale durante il trasporto da parte degli operai, appurato che il coefficiente di attrito della sabbia non è elevato. Il rapporto tra sabbia e acqua (capillarità) quindi riduce il coefficiente di frizione statica a favore di un migliore scorrimento. Troppa acqua, d'altro canto, avrebbe aumentato il coefficiente di frizione statica andando ad incidere negativamente sullo scorrimento, che in quel caso sarebbe stato compromesso.
Avete presente quando volete far scorrere un pallone da calcio in un campo su cui piove molto e in cui vi sono molte pozze? La palla scorre molto poco e, anzi, è frenata dall'acqua (o dal fango) che, se è troppa, anziché creare un ponte a livello particellare, forma un ostacolo. Mentre quando il campo è bagnato in maniera opportuna prima della partita, il pallone scorre rasoterra con un'ottima velocità.
Slitta trainata su sabbia. A sinistra asciutta, a destra inumidita.

Ecco il segreto, allora. Non troppa acqua, né troppo poca.
E come si vede dal geroglifico trova nella tomba di Djehutihotep, vissuto intorno al 1850 a.C., le cose sarebbero state davvero così. Nel geroglifico si notano interi gruppi di operai che trascinando un'enorme statua aiutandosi con le funi, mentre un uomo vicino la statua inumidisce il terreno poco prima che questa vi passi sopra.
Ma la teoria, per quanto interessante, ancora è lontana dall'essere approvata a livello mondiale, data la labile conoscenza che ancora sussiste tra le interazioni dei materiali granulosi come quelli granitici, la sabbia e l'acqua. Si tratta tuttavia di un'idea da non sottovalutare e che potrebbe portare ad una conoscenza molto più evoluta sui materiali, i loro comportamenti e le loro applicazioni.
Geroglifico di Djehutihotep. Si nota un uomo, vicino la statua, che inumidisce la sabbia.
Tuttavia, per dovere di cronaca e poiché ci piace anche sognare, non disdegnamo altre ipotesi tra cui la, ancora insoluta, scoperta che avrebbe condotto Edward Leedskalnin, grande amico di Nikola Tesla, che costruì da solo, compose e poi scompose e trasferì, senza l'aiuto di nessuno, un intero castello da lui costruito in granito (qui il link dell'articolo sul blog: link )...
E la soluzione al mistero, forse, potrebbe riguardare in parte proprio l'elettromagnetismo e le scoperte (nascoste) di Tesla (articolo sul blog: link ), dato che ogni luogo sulla Terra su cui si trovano le piramidi sono punti particolarmente ricchi di energia elettromagnetica... Ma per il momento ci fermiamo all'acqua e vi lasciamo a questo ottimo ed approfondito studio, sempre in attesa di nuove scoperte e sempre pronti a rimettere tutto in discussione. 
 

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Marte: il pianeta della vita (estinta)?

Marte è il limite.
Il nuovo obiettivo di astronauti, astronomi, astrofisici e scienziati di tutto il mondo è sapere cosa celi il "pianeta rosso". Tanto simile alla Terra, quanto arido e ora inospitale.
Tuttavia il Rover(così si chiama il tipo di robot munito di camera ivi presente, di proprietà della NASA) lanciato ormai quasi dieci anni fa per documentare in linea diretta il pianeta e scoprire se possa sussistere o meno qualche possibilità che la sua superficie abbia ospitato vita, ha fornito dati e immagini che  hanno provocato vivi dibattiti.
Certamente, ad ora, appurata l'esistenza di alvei prosciugati e canyon marini visibili già dalle immagini satellitari e telescopiche, si è avuto risposta ad uno degli interrogativi cardine. Su Marte è scorsa acqua e probabilmente vi è brulicata vita.
Su cosa sia successo dopo, poi, è tutta un'altra questione.
Molto probabilmente, la caduta di un asteroide di grandi dimensioni, o un evento insito alla crosta marziana, hanno causato la scomparsa di ogni genere di vita esistente. E, come molti ritengono, l'aspetto più interessante ed affascinante, è l'ipotesi che Marte un tempo abbia ospitato forme di vita intelligenti non dissimili, se non identiche, all'Uomo.
La fotografia inviata dal Rover di quello che appare un uomo cristallizzato, o pietrificato, ha fatto il giro del mondo in brevissimo tempo assieme a quella che sembra una tartaruga, anch'essa in uno stato del tutto simile all'umanoide. E uno scienziato ha avanzato un'ipotesi che ben si ricollegherebbe e alla catastrofe che avrebbe devastato il pianeta e alla possibilità che esso abbia ospitato forme di vita intelligenti.
Similmente a quanto avvenuto a Pompei, dove gli uomini della cittadina alle pendici del Vesuvio furono sommersi dai lapilli e dalla cenere piovuta da una forte eruzione del vulcano, rimanendo letteralmente "pietrificati" nel loro ultimo momento di vita, probabilmente l'uomo fotografato su Marte (c'è chi dice si tratti solo della distorsione dell'ombra di una roccia o qualcosa del genere) potrebbe essere rimasto coinvolto nel disastro che ha cancellato ogni forma di vita sul pianeta, fino ad essere pietrificato sotto una pioggia di fuoco (ecco l'articolo a firma dello studioso che lavora per il Corriere che ha avanzato questa ipotesi suggestiva link). E allo stesso modo la tartaruga.
Ma al di là delle ipotesi, è sempre opportuno fare i calcoli con la realtà. E in questo caso la scienza. Coi dati di fatto e gli elementi che abbiamo effettivamente a disposizione.
Ed è notizia di pochi giorni fa, quella di una nuova istantanea inviata dal Rover in ricognizione datata 23 febbraio 2014. Il robot della NASA ha infatti fotografato quella che sembra essere una roccia di ammonite del tutto simile a quelle terrestri e forse, compatibilmente alla Geologia, con buona probabilità formatasi tra Devoniano e Cretaceo, cioè 400 e 65 milioni di anni fa. Tuttavia,  la lunga distanza tra Terra e Marte ed una sola fotografia non sarebbero sufficienti ad ipotizzare una cosa tanto netta. Il punto su cui focalizzarsi è infatti un altro.
Una piccola impronta sulla roccia che, ingrandita, ha rivelato essere l'esoscheletro di un cefalopode. Esseri viventi del tutto simili a molluschi marini i cui fossili appartengono, appunto, ad un periodo compreso tra le due suddette ere geologiche terrestri, e che hanno spinto gli scienziati anche ad ipotizzare che Marte, all'epoca, possedesse mari provvisti di un avanzato ecosistema. I cefalopodi, infatti, assicurano i paleontologi, erano carnivori e pertanto la loro esistenza e sopravvivenza sarebbe stata garantita solo dalla presenza di altri esseri viventi di cui cibarsi. Anche se gli scienziati però ritengono che l'acqua su Marte sia scomparsa milioni ci anni fa, il professor Andreas Johnsonn dell'Università di Goteborg in Svezia sostiene che esistessero fiumi e mari su Marte già 200 mila anni fa. E che quindi non si fossero estinti in ere tanto antiche.
Tornando però sui nostri passi, è presto per dire se si tratti effettivamente o no di un cefalopode l'elemento ritratto in foto, ma a partire dall'uomo "pietrificato", proseguendo con la tartaruga, passando per l'impronta di un grande rettile fino ad arrivare all'ammonite di cui sopra, tutti gli elementi ci spingono a ritenere che, dato il periodo e la contemporanea presenza di altri esseri viventi, che in contemporanea Terra, Marte e altri pianeti del nostro sistema solare sono stati colpiti da qualche evento che su Marte ha causato la scomparsa dell'acqua (ad eccezione dei poli e forse del sottosuolo) e di ogni genere di vita, mentre sulla Terra tutto si è risolto col biblico Diluvio universale.
Le ipotesi di questo studioso, oltre ad aprire a scenari inattesi, affascinano e ci spingono a chiederci una volta di più se non sia tutto da riscrivere. Se la Storia del nostro pianeta e di come si sono sviluppate le sue forme di vita. Si potrebbero allora comprendere molte più cose anche sulle Antiche civiltà (Egizi, Maya ecc..) e capire allora chi fossero gli angeli scesi dal cielo.
Forse una civiltà tecnologicamente evoluta in cerca di salvezza, dopo aver previsto un disastro (una scia di meteoriti, una collisione o altro ancora) che ne avrebbe distrutto il pianeta?
Chissà... Intanto, ci affidiamo ai fatti e alla scienza fiduciosi che, presto o tardi, arriveranno tutte le risposte che cerchiamo.

(Le immagini e le citazioni riportante nell'articolo appartengono ai rispettivi proprietari)

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"L'oro di Dante", Filippo Martelli - Booktrailer (+playlist)

Ecco il booktrailer de "L'oro di Dante". Il romanzo che contiene le mie scoperte sulla Divina Commedia di cui ho scritto tre articoli di approfondimento.



Presto faremo la nuova grafica del blog più molti articoli e nuovi servizi video!

Vi ricordo che è possibile chiedere l'approfondimento di un tema a voi caro qui sul blog, o che vi interessa, contattandomi nella finestra a sinistra, o postando un commento!

Buona lettura a tutti!






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Le radici della conoscenza occulta della Divina Commedia - Il lato oscuro della storia - Parte 3

Ed eccoci, infine, giunti al fulcro dell'idea da me sviluppata che ha rivoluzionato il modo di leggere la Divina Commedia e che è sintetizzata nel mio romanzo "L'oro di Dante" (qui il link per l'acquisto online da Amazon dell'ebook e del cartaceo, ma il libro è acquistabile anche negli altri siti di libri e ordinabile in libreria: )).
Non vi ho fatto attendere ben oltre la settimana promessa per far accrescere la tensione, quanto, semmai, per far decantare i concetti introdotti nei due post precedenti. Perché è da essi che ripartiamo. E in particolare dall'ultimo (se non li avete letti, o non li ricordate bene, vi invito caldamente a leggerli prima di proseguire con questo). Svolgeremo infatti un percorso che inizierà dalla concezione generale e a tutti nota sulla Divina Commedia (quella che sicuramente conoscete dal liceo o dai vostri studi) applicando un ragionamento deduttivo per ribaltare l'idea universale dell'opera madre di Dante Alighieri; e lo faremo quindi partendo dal suo senso generale per raggiungere il particolare. Cioè esattamente al contrario di come, invece, leggiamo la Divina Commedia da sempre: induttivamente. Dal particolare al generale. A Dio.
Poiché proprio questo è stato il cardine del mio ragionamento. Il Dualismo. L'idea millenaria che la realtà sia composta di coppie di opposti che vivono l'uno in relazione all'altro (nascere e morire, angeli e diavoli, inferno e paradiso, luce e ombra, materia e antimateria, il manifesto e il non-manifesto...). Vi basti pensare agli esempi succitati e a come, in campo esoterico e alchemico, essa ricopra una posizione più che importante. E Dante, per ribadire il concetto, era probabilmente connesso a qualche sètta connessa agli insegnamenti templari quali erano i Fedeli d'Amore o, ancor di più, i Rosacroce.
Ma riprendiamo in mano il dualismo nella sua concezione più semplice e cerchiamo di ricordarci come la Divina Commedia sia un'opera composta di tre cantiche composte, ciascuna, di 33 canti, con la sola eccezione dell'Inferno, che conta un canto in più (il primo, l'introduzione all'intera opera).
Sicuramente adesso avrete ricordato questo dettaglio e certamente direte: "Ok. E dove sarebbe la scoperta?".
Un po' di pazienza. Arrivo subito al punto. Ma, prima di procedere, fissatevi bene alla mente l'idea del dualismo e di come, se esiste una cosa, deve allora esistere anche un suo contrario. Qualcosa che, in sostanza, ne ribalti il senso fino al raggiungimento di una verità magari taciuta o volutamente celata.
Ed ecco che allora se è il primo canto dell'Inferno a non dover essere considerato nel conteggio complessivo, è altresì certo che, se vogliamo trovare un senso recondito all'opera madre di Dante Alighieri, dobbiamo presupporre che non sia un suo canto della sua prima cantica a dover essere sottratto alla Divina Commedia, ma uno dell'ultima.... Uno del Paradiso...

Sorpresi? Confusi? Indecisi? Sfiduciati? Riluttanti all'idea? Desiderosi di abbandonare questa lettura...?
Be', se provate qualcosa di simile, allora non vi scostante molto dalla sensazione che mi pervase quando io stesso avanzai la suddetta ipotesi (certamente fuori di testa, lo ammetto). Perché anch'io fui assalito dal dubbio, più che legittimo, che mi rivoltava la mente:"Può davvero essere così semplice? Ed è possibile che nessuno, in quasi sette secoli che si legge la Divina Commedia e che se ne parla in tutto il mondo, con ogni mezzo, se ne sia mai accorto? E cosa ci sarebbe nascosto in quel canto? E in che modo?"...
Che ci crediate, o no, tuttavia... così poteva essere.... Davvero.
Ma sono tante domande. Troppe. Cerchiamo di andare con ordine così come feci io.
Quindi prendete un po' di fiato. E fidatevi.
Adesso vi spiego tutto.

Come dicevo nell'introduzione all'articolo, l'idea fondamentale su cui si è basato il mio studio è il dualismo. Un rapporto di coppie di elementi che vivono l'uno in relazione all'altro.
E quindi, come due numeri ne rappresentano uno, allora, se mi seguite e riflettete sul simbolo che vi proposi nell'ultimo post (l'ovale contenente i numeri 7, 6 e 5 su molte chiese templari quali Rennes le Chateau, la Cappella di Rosslynn, la facciata della cattedrale di Chartres ecc.), non vi sarà poi molto estraneo quello che farò adesso, secondo la linea guida del dualismo, partendo da singoli numeri che però sono composti da due unità... (una cosa e il suo contrario...due in uno, uno in due...)...

Inferno:         34 canti ---  3+4 = 7
Purgatorio:    33 canti ---  3+3 = 6
Paradiso:       32 canti --- 3+2 = 5

Ecco il fulcro di tutto.
Dalla sottrazione di un canto al Paradiso anziché all'Inferno, come avevo supposto, sommando i singoli numeri dei canti totali delle cantiche (cioè riducendoli cabalisticamente) avevo ottenuto le stesse cifre del simbolo che il ricercatore e storico Franjo Terhart aveva proposto nel libro che avevo studiato e che affermava essere ancora privo di senso.
Possibile però, mi chiesi, che, effettivamente, avessi trovato ciò che era stato perduto per secoli e secoli? Che avesse spiegato quell'arcano emblema e che esso fosse legato al segreto della Divina Commedia? E come? In che modo? Semplicemente ipotizzando che un canto del Paradiso fosse la "cassaforte" di un segreto lasciato da Dante Alighieri?... Mhh...
Scossi la testa, mi alzai dal tavolo su cui ero a lavoro (da ore e ore, nell'estate del 2011) e bevvi per distrarmi e schiarirmi le idee. Ero confuso. Troppo. Nonostante i tre numeri che avevo ottenuto da quel "gioco", effettivamente, fossero proprio gli stessi del simbolo, in quel frangente non volevano dire nient'altro.
Bevvi ancora, accesi la tv, presi un block notes e, tra una sit-com e qualche linea tracciata distrattamente, cercai d'ipotizzare svariati e astrusi calcoli matematici per combinare quel dato (totalmente nuovo nell'universo di Dante), con quanto i dantisti raccontano da sempre e quanto si fa studiare ai licei e alle università...
Niente.
Ecco cosa ottenni.
Così disegnai una stella a sette punte, una a sei e una a cinque per raffigurare le cifre che avevo ottenuto e provare a comprendere cosa fosse quella strana coincidenza (7, 6 e 5 da 34, 33 e 32).
Lavorai ancora e poi mi fermai.
Adesso, a ben vedere, avevo in mano qualcosa di più significativo.
La stella a sei punte era la Stella di David o Sigillo di Salomone, che è emblema, da sempre, dell'equilibrio e del bilanciamento. E nascendo dalla cantica del Purgatorio che "bilancia" Inferno e Paradiso (per posizione, significato e per il fatto stesso che il regno del purgatorio staziona a metà tra inferno e paradiso) allora mi dissi che la cosa iniziava ad assumere un suo senso logico.
Così osservai che la stella a cinque punte del Paradiso, invece, era emblema di Sirio (tra le molte cose) e quindi Dio... Ovviamente, per questo, non poteva che rappresentare il regno del paradiso...
Ma la stella a sette punte dell'Inferno... cos'era?...
Pur sfogliando vari e spessi tomi di simbologia, non riuscivo a comprendere come la stella a sette punte si collegasse alla cantica Inferno. L'Eptagramma è infatti emblema dell'armonia del mondo, come della sefirot Netzach nell'Albero sefirotico ebraico, dei sette peccati capitali, dei pianeti, dei piani dell'universo...
Poi... ecco la luce. Ecco uno dei punti chiave (non inserito nel mio romanzo "L'oro di Dante" per non appesantirlo oltremodo, ma significativo e utile a capire).
L'Eptagramma associa ogni propria punta a una delle lettere dell'acronimo V.I.T.R.I.O.L. (che, per gli appassionati di esoterismo e soprattutto alchimia è certamente conosciuto) e si tratta del simbolo del viaggio che deve compiere l'iniziato per giungere alla conoscenza suprema. Purificata dalla pesantezza terrena.
Letteralmente: "Visita l'interno della Terra e, rettificando, troverai la pietra segreta (ricordatevi le parole di dante nei primi versi della Divina Commedia: "...mi ritrovai per una selva oscura/ché la diritta via era smarrita...").
Era chiaro cosa avessi ottenuto da quei numeri e dai loro corrispettivi simboli (anche se non molto limpidamente per l'Inferno). Mi trovavo di fronte al segnale vero e proprio che quello era il principio di un cammino occulto, dimenticato forse, che mi avrebbe dovuto condurre a trovare la pietra occulta. Un segreto di Conoscenza. Il segreto della Divina Commedia celato da Dante...
Ma sentivo che non doveva essere tutto lì. Non poteva.
No.
E così, prima ancora d'iniziare l'arduo lavoro di ricerca del canto (per cui, ahimé, avrei poi dovuto studiare anche un opportuno metodo di decodifica) ripresi la mia analisi sui numeri 7, 6 e 5... Anzi, tornai ad analizzare quelli che, secondo la mia idea li avevano generati (34, 33 e 32) poiché, come ricordai, i singoli numeri hanno un significato geometrico e assieme "magico".
Così disegnai un triangolo rovescio per il 3 dell'Inferno (esattamente come il regno inferno è un cono rovescio) e un quadrato per il numero 4.
Poi rovesciai il primo triangolo del primo 3 del Purgatorio e ri-rovesciai (consentitemi il termine) il secondo, seguendo il loro ordine e il dualismo. Dopodiché, sovrapponendoli...ottenni proprio la Stella di David.
Entusiasta, disegnai un triangolo col vertice verso l'alto, verso la Conoscenza, (dal 3 del Paradiso) e poi un segmento dal numero 2... Ed ecco una stella a cinque punte. Un pentalfa....
Tornai allora sulle due immagini ottenute dai numeri 3 e 4 dell'Inferno e riflettei a lungo. Poi, come fatto con gli altri, le legai. Posi il quadrato sul lato orizzontale del triangolo rovescio e quindi ripensai che... come il numero 7 rappresenta il Tutto, l'Uno, e così come io avevo adesso spezzato l'unità della Divina Commedia e dei numeri dei suoi canti secondo una mia idea, allora avrei dovuto ricomporre queste immagini.
Tornare all'Unità che le raccoglieva. Fare esattamente il passaggio alchemico di ricomposizione di qualcosa che avevo scisso per renderlo più alto e completo (Rubedo, opera al rosso: Paradiso) dopo la disgregazione degli elementi (Nigredo, opera al nero: Inferno) e la purificazione degli stessi (Albedo, opera al bianco: Purgatorio).
Sovrapposi allora le tre figure ottenute cercando di incastrarle al meglio tra loro (cosa non semplice, credetemi), e mi accorsi che una loro unione era più che possibile e che sarebbe stata perfetta...
Sì... perfetta... (e non riuscì per molto tempo a scrostare dal mio volto un sorriso più che ebete)...

Avete presente quel momento in cui, sognando ad occhi aperti, magari leggendo un libro o vedendo un bel film di avventura sul mistero, si dice: "Quanto mi piacerebbe scoprire qualcosa così... qualcosa di rivoluzionario e storico, magari un segreto dimenticato, che lasci allibiti tutti. Prima di tutto me"...?
Ebbene, quel momento, inaspettatamente, per me era davvero arrivato...
La figura che avevo ottenuto, dopo aver azzardato la folle idea che al Paradiso sarebbe stato da sottrarre un canto (e non dall'Inferno) e che esso avrebbe, forse, potuto contenere un segreto lasciato da Dante e da lui citato con la nota terzina del IX canto dell'Inferno ("o voi ch'avete li 'ntelletti sani,/ mirate la dottrina che s'asconde/ sotto 'l velame de li versi strani") mi aveva lasciato senza parole, al buio della mia stanza.
Nella notte.
Forse... forse era davvero così... Sorprendente... Rivoluzionario... Stordente... Assurdo... E... perfettamente connesso... A Tutto... All'alchimia, al dualismo, alla cabala ebraica, all'ermetismo, allo gnosticismo, al neoplatonismo, alla filosofia ermetica templare...
Perché, di fronte ai miei occhi (increduli), dalla scissione alchemica degli elementi e dalla loro ricomposizione geometrica... era nato l'Albero della vita ebraico...

Schema riassuntivo del mio studio e del mio ragionamento con conseguente generazione dell'Albero della vita ebraico o sefirotico.
Copyright 2013 by Filippo Martelli


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